I carismi per il mondo, fuoco vivo nella storia

Lunedì 26 marzo 2018, su iniziativa del Gruppo Ricerche di Ontologia Relazionale (ROR), ha avuto luogo un Pomeriggio di studio su “I carismi per il mondo, fuoco vivo nella storia”.
Sono intervenuti il prof. Luigino Bruni (LUMSA), il prof. Salvatore Martinez (presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito), il rev. Matteo Fabbri (Opus Dei) e il prof. Giulio Maspero (Santa Croce).

Dall’Agenzia SIR:
“Oggi sentiamo il bisogno del profilo carismatico della Chiesa per abbattere le tante barriere ideologiche e sociali che generano culture disumane e disumanizzanti. Niente più dei carismi umanizza la storia”. Lo ha detto Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito, intervenuto alla Pontificia Università della Santa Croce al convegno “I carismi per il mondo. Fuoco vivo nella storia”, organizzato dal “Gruppo di ricerche di ontologia relazionale”.
Martinez, che ha affrontato il tema “Vivenza o sopravvivenza del carisma?”, ha evidenziato come ”viviamo in un tempo in cui il complesso di essere identici non ci fa vivere le diversità. Gli stessi carismi invece, nelle lettere paoline, sono declinati al plurale”. “In questo tempo che tende a frantumare vince chi sa armonizzare le diversità, chi sa cogliere nell’altro ciò che completa il suo essere nella Chiesa. La diversità non è un problema, ma una ricchezza”, ha affermato citando Papa Francesco e parlando di “coessenzialità”.
A proposito di RnS, Martinez ha evidenziato come questo rispondesse alla logica “di un esaudimento dello spirito del Concilio Vaticano II”. “Ci fa bene ritornare allo Spirito – ha proseguito, in riferimento alle problematiche relative ai carismi -, e credo che la cenerentola di tutti gli studi teologici sia la pneumatologia o, comunque, la teologia dell’esperienza”. Per Martinez, che ha richiamato il ministero di Papa Francesco, “la misericordia è la carismaticità dell’amore e l’ignoranza dei carismi è ignoranza dello Spirito. Nella Pentecoste vedo la cifra della laicità cristiana. Noi siamo laici cristiani carismatici, perché il profilo carismatico è inelubile per ogni cristiano che voglia essere fedele al Vangelo”. Martinez ha invitato “a una lettura non autoreferenziale dei carismi per non sfuggire alla dimensione dell’incarnazione della storia. Occorre passare dal tempio al tempo”. Per il presidente di RnS, “il laico è quello che si fa domande e si chiede cosa sta dicendo lo Spirito al mondo di oggi”. Rispetto alle sfide del tempo presente, “la storia sta ricevendo una forte accelerazione carismatica”. Infine, Martinez ha parlato della necessità della “comunione gli uni per gli altri” e della “custodia fraterna”. Si tratta di impegnarsi “per il bene comune per mettere in dialogo le diverse ricchezze”.
“Un cambiamento di epoca è preparato sempre da un’effusione di carismi, come quella del secolo scorso”. Lo ha detto don Giulio Maspero, docente di teologia alla Pontificia Università della Santa Croce. “Preservare i carismi significa rispondere alle grandi crisi dell’oggi”, ha sostenuto don Maspero, per il quale “ci troviamo dinanzi a una Pentecoste rinnovata”. “Uno dei rischi fondamentali dei carismi è la svalutazione della dimensione storica in cui sono nati; un altro la sclerosi delle forme, che uccide la speranza; la terza è far prevalere l’autorità umana”. In realtà, “il carisma deve parlare alla carne vera, non può rinunciare all’umanità di Cristo; il fondatore del carisma è sempre superato dal carisma stesso, in una dimensione di mistero che invece proviene dalla divinità del Signore”. Per don Maspero “il carisma è come un fiume che ha una sorgente, ha una irruzione e si sviluppa. Il carisma originario deve avere un suo alveo, diventare un’istituzione, però, nel suo fluire, accoglie altri fiumi, rinnovandosi”. In conclusione, per preservare i carismi, “la risposta è quella della fraternità, creare spazi dove si possa condividere l’esperienza dello Spirito”.
“Quando un fedele incontra e segue un carisma, ha un riconoscimento, un disvelamento di chi egli stesso è, ma senza un rapporto con il fondatore il carisma non fiorisce”. Lo ha detto l’economista Luigino Bruni, che ha trattato il tema “Il capitale narrativo dei carismi nelle età di passaggio”, ha evidenziato il tema della “nevrosi dei carismi”, che ha definito “legge del tramonto entro il mezzodi”, a significare che “il movimento carismatico, quando è al massimo del successo, deve smontare il successo stesso, andare nelle periferie, altrimenti inizia il declino”. Parlando del rinnovamento e dell’aggiornamento dei movimenti, ma soprattutto del suo fondamento sulla Scrittura, Bruni ha evidenziato che “la profezia biblica è la grammatica del movimento carismatico, la Bibbia va studiata in maniera seria, invece purtroppo a volte succede che il movimento diventa Bibbia esso stesso. È la dimensione profetica, che va accanto a quella sacerdotale e regale del popolo”. Fondamentali, per la capacità attrattiva del carisma, “è la narrazione, il racconto delle storie, le testimonianze, perché chi vibra dinanzi a certe storie ha una vocazione. La crisi dei movimenti è non avere più storie capaci di incantare te stesso e gli altri”. Per questo bisogna “mantenere il Dna della prima storia, quella del linguaggio dei fondatori, raccontandola diversamente ma non raccontandone un’altra. Ogni carisma deve chiedersi se sta tradendo la promessa iniziale del fondatore”.

L’incontro è stato introdotto da don Matteo Fabbri, vicario dell’Opus Dei per l’Italia, per il quale “ogni carisma che vivifica la Chiesa si trova a che fare con il fluire della storia. Dobbiamo affrontare queste situazioni con fedeltà al carisma, che però ha sempre bisogno di essere incarnato”.

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