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Luce da Luce: la mostra itinerante del Meeting di Rimini in occasione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea

Pontificia Università della Santa Croce, Roma, 7-13 novembre 2025

Il giorno 6 novembre nell’aula Benedetto XVI presso la Pontificia Università della Santa Croce è stata inaugurata la mostra itinerante del Meeting di Rimini, “Luce da Luce, Nicea 1700 anni dopo”, esposta successivamente dai giorni 7-13 novembre nella stessa università. Sono intervenuti per presentare la mostra e guidare successivamente i presenti attraverso i pannelli espositivi Ilaria Vigorelli (PUSC), Giulio Maspero (PUSC), Paolo Prosperi (PUSC), con gentile partecipazione di Gian Guido Vecchi (Vaticanista, Corriere della Sera).

Il ROR, per la Pontificia Università della Santa Croce, insieme all’associazione “Patres”, ha concepito e presentato la mostra “Luce da Luce” su invito del Presidente del Meeting di Rimini, per accogliere ad Agosto nell’ambito della 46° edizione, il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I.

La mostra, è stata presentata anche in Vaticano, presso il Dicastero della Comunicazione, con una conferenza stampa che ha avuto lo scopo di sostenere la preparazione dei giornalisti in vista del viaggio del Papa in Turchia e Libano.

La mostra itinerante, vuole offrire ai suoi visitatori un’esperienza immersiva nella storia di Nicea e nel mistero trinitario attraverso testi, immagini, opere d’arte e strumenti multimediali. Lo spazio, che a Rimini l’ha ospitata per la prima volta, richiamava la struttura di una basilica: ciò non solo con l’intento di evocare il luogo in cui 1700 anni fa si svolse il Concilio ma soprattutto con la volontà di affermare che: «lo spazio della fede non è estraneo al mondo e separato da esso». Così scrive Giulio Maspero nel catalogo della mostra, edito da Ares (Luce da Luce. Nicea 1700 anni dopo).

Al Meeting ci sono state 250 visite guidate e oltre 10.000 presenze registrate. Dalle testimonianze di alcuni volontari, che hanno guidato i gruppi dei visitatori, l’itinerario finisce per essere un’occasione di conversione personale; il punto non è trasmettere esaustivamente tutte le nozioni ma lasciare che un messaggio potente e più grande di noi ci abiti e si faccia annunciare da noi pur sovrastandoci infinitamente.

Si tratta di un’esperienza che comunica alla nostra esistenza ciò che è davvero fondamentale per l’uomo. «Dio è Padre, non fa il padre» hanno spiegato Giulio Maspero e Ilaria Vigorelli durante la conferenza stampa in Vaticano: «proprio perché Gesù è il Figlio eterno». Gesù non è un figlio fatto dal Padre come le creature e in funzione di esse; l’esistenza del Figlio non è funzionale ad altro ma è proprio dell’identità eterna del Padre, così come il Padre è fondamento dell’identità eterna del Figlio. Questo ha un riflesso liberatorio e liberante nella nostra vita, soprattutto rispetto al comune senso di inadeguatezza che fa soffrire e spinge l’uomo d’oggi ad opporsi all’altro, fino alla guerra. La mostra ha inteso rigenerare questo riferimento “perso”. Siamo tutti figli di una logica della prestazione, siamo orfani del “Padre”, abbiamo dimenticato che Dio è Padre e come Padre sa solo generare e accogliere.

“Luce da luce, Dio vero da Dio vero”, la confessione che appare nel Credo di Nicea è, in fondo, una formula dogmatica che traduce quanto è narrato nella Parabola del Figliol prodigo. Tornando il figlio scopre che il padre non ha mai smesso di amarlo e di aspettarlo. Il nostro posto umano, riflette Rowan William nella postfazione al catalogo della mostra, è il posto accanto al cuore del Padre. Credere nella divinità del Verbo significa credere che l’umanità tragga la sua dignità dalla dignità filiale del Verbo e rifletta la sua bellezza dalla vicinanza con il Padre, nell’amore e nella libertà più autorevole.

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